giovedì 3 febbraio 2011

La legge della tagliola

Luca Manzi, ideatore di “Boris”, si racconta agli studenti di Ing. del Cinema

Bastano alcuni minuti per rimanerne intrappolati: il meccanismo della tagliola scatta e il pubblico s'immedesima in Alessandro, al suo primo giorno di stage presso uno set televisivo a Roma. Boris è una serie, anzi una fuoriserie, che rappresenta in maniera spietata il dietro le quinte della televisione italiana.

Il soggetto, spiega Luca Manzi, nasce da un'esigenza di raccontare il mondo delle fiction italiane con sguardo grottesco e surreale. La TV generalista ha perso ogni contatto con la realtà, diventando auto-referenziale e rifiutando ogni novità. Se un'idea è già stata proposta altrove, allora si può produrre.

Boris è una critica al sistema dei media dall'interno, regolato da interessi economici, pubblicità, amici e amiconi, pressioni politiche e il comandamento ultimo: fare le cose a cazzo di cane.

Manca in Italia una cultura popolare televisiva, indice di un immobilismo che sta influenzando un po' tutti i settori. Non è un caso che la serie venga prodotta e distribuita da Fox Italia, puntando sul “What's new?”.

Credete che far ridere sia facile? Ridere e saper far ridere è un po' come smontare un palazzo di lego, conclude Manzi, de-costruire un complesso sistema di senso e significato e farlo cadere, svelandone limiti e contraddizioni. Svelando un realismo crudo e dissacrante che la nostra società sembra aver perso.

D.B.