Luca Manzi, ideatore di “Boris”, si racconta agli studenti di Ing. del Cinema
Bastano alcuni minuti per rimanerne intrappolati: il meccanismo della tagliola scatta e il pubblico s'immedesima in Alessandro, al suo primo giorno di stage presso uno set televisivo a Roma. Boris è una serie, anzi una fuoriserie, che rappresenta in maniera spietata il dietro le quinte della televisione italiana.
Il soggetto, spiega Luca Manzi, nasce da un'esigenza di raccontare il mondo delle fiction italiane con sguardo grottesco e surreale. La TV generalista ha perso ogni contatto con la realtà, diventando auto-referenziale e rifiutando ogni novità. Se un'idea è già stata proposta altrove, allora si può produrre.
Boris è una critica al sistema dei media dall'interno, regolato da interessi economici, pubblicità, amici e amiconi, pressioni politiche e il comandamento ultimo: fare le cose a cazzo di cane.
Manca in Italia una cultura popolare televisiva, indice di un immobilismo che sta influenzando un po' tutti i settori. Non è un caso che la serie venga prodotta e distribuita da Fox Italia, puntando sul “What's new?”.
Credete che far ridere sia facile? Ridere e saper far ridere è un po' come smontare un palazzo di lego, conclude Manzi, de-costruire un complesso sistema di senso e significato e farlo cadere, svelandone limiti e contraddizioni. Svelando un realismo crudo e dissacrante che la nostra società sembra aver perso.
D.B.
giovedì 3 febbraio 2011
lunedì 24 gennaio 2011
School of Rock vs Talent Show
Talento e Televisione. Questi i temi dell'incontro tenutosi martedì 11 gennaio nei locali di Ingegneria del Cinema e che rientra nel concorso College-Sound per band emergenti che vogliono promuovere non solo la propria musica, ma anche tutto l'aspetto comunicativo: musica, comunicazione della personalità, grafica e videoclip.
L'incontro ha avuto come ospiti Carlo Pastore, conduttore di programmi televisivi, Luca “Vicio” Vicini, bassista dei Subsonica e produttore e le Yavanna, gruppo musicale che ha partecipato alla scorsa edizione di Xfactor. Il cuore della discussione era incentrato sul metodo migliore per entrare nel mondo musicale e, sopratutto, per rimanerci e ottenere credibilità.
“Il Talent Show ci ha dato una grande opportunità di farci conoscere, ma ha trasformato anche la nostra musica in un gioco. Quando cala il sipario e le luci si spengono, rimane una forte sensazione di isolamento e di velocità, senza poter davvero controllare gli eventi che stanno capitando” dicono le Yavanna, avendo provato sulla propria pelle l'esperienza di Xfactor.
Secondo Carlo Pastore, dobbiamo tornare ad auto-produrci tutto, dalle idee, ai contenuti, alla musica. Avere in mano l'espressione di sé è fondamentale se si vuole esprimere un messaggio. E poi, che piaccia o no, bisogna uscire dal dogmatismo musicale che spesso prevale nella musica alterativa e di nicchia. La musica ha un senso se ascoltata ai concerti, se è trasmessa alla radio o se finisce in un clip di MTV.
Equilibrio, ribadisce Vicio, tra visibilità e percorso artistico. È indubbio che per un gruppo partecipare ad un Talent sia un enorme vantaggio, ma può diventare un'arma a doppio taglio: la discesa può essere rapida come l'ascesa, perdendo in credibilità.
Le strade, come sempre, sono due: la via più breve del gioco televisivo ti permette un enorme visibilità, mettendoti però nelle mani di discografici e pubblicitari che ti vogliono solo spremere.
Dall'altra il percorso errante della band sballottata da un locale ad un altro porta a una maggiore crescita artistica, ma il rischio e di suonare sempre per gli stessi amici ed evitare il “salto” verso il mondo, là fuori.
Più della tecnica, più della bellezza o della presenza, un giovane artista deve tirare fuori la personalità e suonare con il fuoco negli occhi e nelle dita, questo il consiglio che arriva da tutti gli ospiti. Senza precludersi nessun percorso, con la certezza che le canzoni, se sono belle, non rimangono nel cassetto.
D.B.
L'incontro ha avuto come ospiti Carlo Pastore, conduttore di programmi televisivi, Luca “Vicio” Vicini, bassista dei Subsonica e produttore e le Yavanna, gruppo musicale che ha partecipato alla scorsa edizione di Xfactor. Il cuore della discussione era incentrato sul metodo migliore per entrare nel mondo musicale e, sopratutto, per rimanerci e ottenere credibilità.
“Il Talent Show ci ha dato una grande opportunità di farci conoscere, ma ha trasformato anche la nostra musica in un gioco. Quando cala il sipario e le luci si spengono, rimane una forte sensazione di isolamento e di velocità, senza poter davvero controllare gli eventi che stanno capitando” dicono le Yavanna, avendo provato sulla propria pelle l'esperienza di Xfactor.
Secondo Carlo Pastore, dobbiamo tornare ad auto-produrci tutto, dalle idee, ai contenuti, alla musica. Avere in mano l'espressione di sé è fondamentale se si vuole esprimere un messaggio. E poi, che piaccia o no, bisogna uscire dal dogmatismo musicale che spesso prevale nella musica alterativa e di nicchia. La musica ha un senso se ascoltata ai concerti, se è trasmessa alla radio o se finisce in un clip di MTV.
Equilibrio, ribadisce Vicio, tra visibilità e percorso artistico. È indubbio che per un gruppo partecipare ad un Talent sia un enorme vantaggio, ma può diventare un'arma a doppio taglio: la discesa può essere rapida come l'ascesa, perdendo in credibilità.
Le strade, come sempre, sono due: la via più breve del gioco televisivo ti permette un enorme visibilità, mettendoti però nelle mani di discografici e pubblicitari che ti vogliono solo spremere.
Dall'altra il percorso errante della band sballottata da un locale ad un altro porta a una maggiore crescita artistica, ma il rischio e di suonare sempre per gli stessi amici ed evitare il “salto” verso il mondo, là fuori.
Più della tecnica, più della bellezza o della presenza, un giovane artista deve tirare fuori la personalità e suonare con il fuoco negli occhi e nelle dita, questo il consiglio che arriva da tutti gli ospiti. Senza precludersi nessun percorso, con la certezza che le canzoni, se sono belle, non rimangono nel cassetto.
D.B.
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